Completare la Loggetta Longhena al Giardino Salvi e trasformarla in un luogo chiuso e vivo, arredato e attrattivo è un sogno da 700 mila euro. Già ne sono stati spesi 640mila solo per la parte muraria esterna, e qui va ringraziato il Pnrr che ha finanziato 600 mila euro dei lavori mentre altri 40mila li ha messi il Comune.

Da sinistra, l’architetto Daniele Merlin, l’assessora Fantin, il sindaco Possamai, Giovanna Rossi di Schio e Alessandra Ronchi del Fai, lo storico dell’arte Giorgio Ceraso
Ma i lavori non sono finiti. Se n’è parlato, tra l’ufficiale e l’ufficioso, all’incontro con il quale Comune e Fai hanno presentato ciò che è stato fatto e quello che rimane da fare. Assieme al sindaco Possamai era presente l’assessora Fantin, la presidente vicentina e quella regionale del Fai, Alessandra Ronchi e Giovanna Rossi di Schio, l’architetto Daniele Merlin di Edilrestauri, diversi soci del Fai, tra cui Giorgio Ceraso e Raffaele Cavalli.
Del passato s’è detto, del futuro si è tracciato un orizzonte. Ha indicato le cifre necessarie l’architetto Merlin: servirà mezzo milione di euro per mettere a posto stucchi, soffitto e pareti interne, per una superficie di 300-350 metri quadrati. Ma non è finita: perché sia utilizzabile, bisognerà chiudere le finestre con vetrate e qui la stima parla di altri 200 mila euro di spesa.
Poi c’è l’interrogativo sulla funzionalità dello spazio: una delle ipotesi è affidarlo alla gestione della vicina pasticceria Bolzani, ma non è proprio semplicissimo perché occorrerebbe anche un corridoio o un passaggio fra l’esercizio e la Loggetta per sorpassare il maxi immobile dell’ex Fiera, che è ridotto in condizione pietose a quasi 80 anni dalla realizzazione.

L’interno della Loggetta con socie e dirigenti del Fai
Il Fai vicentino, dal canto suo, ha studiato l’idea di trasformare lo spazio della Loggetta – come ha sottolineato Federico Murzio sul Corriere del Veneto – in un caffè viennese, idea affascinante che però diventa un sogno nel sogno, come trovare un biglietto per il concerto di Capodanno di Vienna. Nel frattempo, l’associazione ha lanciato Il Giardino Salvi come luogo del cuore, concorso cui si può partecipare cliccando qui: https://fondoambiente.it/luoghi/giardino-salvi-valmarana?ldc. Partecipare servirà, quanto meno, a suscitare interesse per l’obiettivo e creare un movimento di opinione pubblica che sostenga i privati – al Fai giurano che ci sono – pronti a contribuire al restauro.

L’esterno della Loggetta Longhena fresca di restauro
L’orizzonte complessivo dell’amministrazione è ambizioso e condivisibile: collegare gli interventi della zona, vale a dire stazione con passaggio interrrato delle auto in viale Venezia (che non sarà a breve termine, questo è pacifico), Campo Marzo recintato, piazzale De Gasperi pedonale, Giardino Salvi rimesso a nuovo, Loggetta Longhena vivace, Loggetta Valmarana all’ordine degli architetti per la nuova sede.

Il palazzo dell’ex Fiera al Giardino Salvi: rimetterlo in funzione costa almeno 8 milioni di euro
Resta il nodo del palazzo ex Fiera, che, a pensarci bene, è l’ultimo intervento sul Giardino ma ormai datato a quasi 80 anni fa. Per recuperarlo, come ha scritto sempre Murzio sul Corriere del Veneto, servono 8 milioni di euro. Almeno. Di interventi su quel palazzo si parla da 35 anni, legati all’idea di creare un museo d’arte contemporanea (obiettivo che oggi ha preso un altra direzione, con la Fondazione Roi che pensa a ristrutturare l’ex cinema Corso) e così passano gli anni e l’obiettivo di risanarlo diventa sempre più lontano e difficile. Per il Comune tirare fuori 8 milioni di euro non è un sogno, è l’iperuranio di Platone, visto che tra un po’ rischia di non avere neanche i soldi per gli stipendi dei dipendenti. Ma, come insegna James Bond, mai dire mai.
Antonio Di Lorenzo